STRETTAMENTE CONFIDENZIALE

   Durante il mio trentennale periodo di insegnamento di Storia della Danza all’Accademia Nazionale in Roma è stato sempre un preciso intendimento da parte mia stabilire fra me, docente, e i vari discenti un buon punto di incontro: io sì sulla cattedra, ma non in cattedra, e loro, i discepoli, non solo ascoltatori coscienti ma comunicatori in un lungo discorso che entrava nelle singole personalità e nelle specifiche sensibilità anche oltre l’esercizio di quelle lezioni.

    Con Marinella Santini si stabilì subito un rapporto proficuo di vicendevole confidenza e di entente cordiale, praticamente ciò che si usa definire amichevole simpatia.

   Conobbi i genitori di Marinella  e mi sorrideva, talvolta, il piacere di raggiungere Grosseto, sua città di residenza, ed assistere ai suoi primi spettacoli ed anche a quelle manifestazioni culturali che ella soleva privilegiare con nobile slancio. C’era tra noi un innegabile sentimento di propositi e di iniziative. Camminavamo sugli stessi percorsi fioriti dell’informazione e dell’approfondimento per ciò che riguarda gli sviluppi storici ed artistici della danza  bien-aimèe, senza sforzi, senza pesantezza ma con un animo lieve, semplice, sincero e concorde.

   L’Accademia era solita organizzare viaggi di studio all’estero e noi ci trovammo, con la Direttrice e molti colleghi dei due schieramenti: gli insegnanti e i compagni delle classi, a Mosca e a Pietroburgo. Ammiravo in Marinella il desiderio, gli impulsi di interessarsi e di approfondire viepiù ciò che stava evolvendo e maturando nel grande vivaio dell’arte coreutica. Gli interessi di Marinella non erano comuni a tutti quelli che frequentavano quelle classi ed io sentivo poco alla volta maturare in lei ciò che in un tempo non lontano sarebbe stato un reale work in progress.

   Me ne volli accertare e lo trovai perfettamente rispondente a ciò che si esigeva non solo da un’insegnante, ma da una educatrice pensosa ed appassionata come lei. Un sistema pedagogico vero e proprio di coinvolgimento e di graduale approfondimento nello studio della danza, capire, conoscere, amare l’arte del movimento attraverso il gioco, praticamente ciò che può essere alla base stessa della danza al primo apprendimento, nel passaggio dal ludus, dal gioco, a più strutturati elementi di danza secondo aride regole di formazione.

   Per me un giorno, quel giorno, fu una autentica rivelazione quando potei assistere nella sua scuola grossetana ad una convinta, convincente dimostrazione tecnica.

  I tempi dividono, si va per strade diverse, per le vie della vita, fra tempeste e marosi, ma è difficile dimenticare quando un lungo, meditato lavoro si fa metodo coscienzioso e ci si ritrova, con le illusioni e le speranze del primo giorno, di fronte ad un’opera compiuta che si sfoglia e ci gratifica nell’assaporare il profumo, mai abbastanza desiderato, della carta con carattere a stampa.
                                                                                Alberto Testa

Roma, 31 ottobre 2014