M. G. Formazione Brescia

Cara Marinella e a te lettore,

 vi scrivo con la speranza che trapeli un po’ di me.

“Tutti gli adulti sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.”

da “Il piccolo principe”

 Antoine De Saint-Exupéry

Geniale. Come potrei non essere d’accordo con questo aforisma? Queste poche parole che prendo in prestito da questo autore sintetizzano perfettamente ciò che ho riscoperto entrando nel tuo mondo, Marinella.

Insegno ballo sociale prevalentemente agli adulti ma, il mio percorso di studi universitario mi ha portato a realizzarmi come pedagogista, e quindi a lavorare con i bambini. Durante la tesi di laurea cercavo nuove metodologie che abbinassero le mie due più grandi passioni: la danza e l’educazione. Et voilà: l’incontro con Giocodanza®.

Quando ho scritto a te e a Jo per avere informazioni sul corso ho specificato di non essere una ballerina tradizionalmente intesa, e, mentre aspettavo di  ricevere vostre notizie pensavo tra me e me: “ Giorgia ma non ti prenderanno mai quando leggeranno che insegni boogie-woogie!”.  Invece.. sorpresa! Generalmente non mi butto nelle situazioni completamente nuove ma mi sono detta: perché no?! Mi sono lanciata, ascoltata, divertita, riscoperta. Quante cose per una ragazza che da un po’ ha abbandonato l’età infantile.. ! Ecco che con questa originale esperienza ho un po’ riscoperto la bambina che è ancora albergata in me.

Da bambina timida, introversa e silenziosa a giovane donna, anzi: da giovane donna a bambina timida, introversa e silenziosa. Ecco quale grande merito attribuisco in primis alla mia esperienza con te: non mi ricordavo di essere stata bambina, non me ne ricordavo le sensazioni, ma ho rispolverato questa zona forse un po’ troppo dimenticata.

Con spensieratezza, pochi filtri, spontaneità, follia, evasione, libertà, empatia mi sono così avvicinata al tuo mondo.

L’ottica con la quale ho affrontato e osservato tutte le lezioni è stata quella educativo-pedagogica. E devo ammettere di essermi anche stupita dinnanzi alla vostra attenzione verso questo orizzonte.

Tutta la pedagogia pone al centro il bambino sia con i suoi lati studiati, quindi conosciuti, che con quelli latenti. Così come ha perfettamente sottolineato da Dott.ssa Bruschetta durante il nostro terzo incontro, il bambino, in questa metodologia, è sia soggetto che oggetto. Tutto ciò che riguarda il bambino non può prescindere da esso! Ecco allora che chi insegna lo deve fare con consapevolezze razionali ma anche con coscienti misteri sul soggetto-oggetto in questione. L’esperienza mi porta ad avere un’unica certezza: la relazione diventa chiave di un diario magico. L’educatrice è quella che figura speciale con cui instaurare una relazione positiva che veicolerà i saperi.

Voglio partire da una considerazione etimologica: educazione deriva dalla parola latina ex-educere, cioè “tirar fuori”. Ma cosa? Quello che è già insito nel bambino! Così come anch’io ho riscontrato un’educazione dall’interno, spero di poterla agevolare nei bambini che mi troverò davanti. Il mezzo più efficace è senz’altro l’accesso alla propria fantasia.

La fantasia per me è la porta principale (con tappeto rosso, ovviamente!) che porta all’Io interiore. Entro i frame di ogni gioco, le stesse strutture ludiche risultano importanti per i bambini a livello educativo: chi gioca, infatti, deve trovarsi nella condizioni di poter sperimentarsi entro strutture diverse che accendono e suscitano emozioni, pensieri, movimenti, ruoli diversi. Per me l’arricchimento, la trasformazione, il cambiamento che ne deriva è possibile se l’educatore guida correttamente e consapevolmente tutta l’azione ludica che non può prescindere dallo studio e dall’approfondimento pedagogico sul rapporto bambino-gioco. Per i  bambini-giocatori, il terminare fisicamente un’attività ludica non coincide sempre con la fine della stessa: il gioco continua perché se ne parla, ci si ripensa, si racconta a casa, ci si confronta. Il legame “infinito” che si può creare con un gioco và oltre lo stesso ed è altamente educativo: il bambino che gioca, gioca in un tempo infinito, e con esso tenta di rimanere sempre in contatto.  Lo sviluppo della creatività e dell’immaginazione deve essere stimolato dalle tante e varie situazioni che vengono sottoposte al bambino e attraverso la tua metodologia tutto questo è possibile.

Credo fortemente che la danza abbinata all’educazione sia una vera ricchezza e debba accompagnare i bambini in un percorso che promuova l’autostima, la fiducia in sé stessi, la conoscenza del proprio corpo e della sue possibilità, l’autocontrollo, il rispetto di regole, la comunicazione che si traduce a livello non verbale, le emozioni, i pensieri, le paure che vi si celano dietro, la capacità di cooperare, l’empatia che ci avvicina agli altri, l’ascolto bidirezionale interno/esterno. Scopo dell’educazione è proprio aiutare il bambino a dare senso all’Io più profondo in rapporto anche alla socialità. Ecco che per me danza ed educazione si sposano perfettamente: una fusione che guarda verso lo stesso orizzonte.

Tutta la nostra vita è movimento, quindi corpo. La storia della danza attraverso i secoli ci insegna che si danza per i più svariati motivi attribuibili a diversi significati. A prescindere dall’intenzionalità futura dei bambini che mi troverò davanti cercherò sempre di lavorare con un’attenzione particolare al loro Io globale facendo si che le mie proposte del hic et nunc siano arricchenti e fungano da stimolo positivo per la crescita globale.

Non ho e non avrò la presunzione di lavorare con i bambini in un’età così delicata senza provare prima sulla bambina che è in me tutti i movimenti in modo meticoloso, ma so che proverò a proporre situazioni di divertimento, di apertura, di collaborazione, di rispetto: caratteristiche che intrecciano il gioco educativo al gioco consapevole.

Come la Dott.ssa Laura ha ammesso, nell’ambito dell’insegnamento della propedeutica spesso incontriamo più attenzione verso la tecnica (da affinare poi) che non al soggetto a cui ci si rivolge. Ecco allora io vorrei proprio diventare un’insegnante-educatrice nel pieno significato dei tue termini abbinati!

L’ottica , la voglia, la curiosità  e le consapevolezze pedagogiche di attenzione che dovrò riservare al contesto infantile  alle prese con la danza non mi mancano: aspetto solo il via alle danze!

Studiando materiale universitario ho incontrato un’frase che racchiude tutto il mio pensiero. Vorrei condividerla con te, che stai in questo momento leggendo il mio elaborato.  Credo che l’apprendimento se avviene attraverso l’esperienza, sottolinerei positiva, si fissa in noi in modo piacevolmente indelebile.

 

“Quando un bambino si muove o danza, sta portando

visibilità alla sua personalità. Più ricchi sono i suoi

movimenti, più ricco sarà il suo apprendimento. Così

come gli permettiamo di pensare, dovremmo

permettergli di muoversi liberamente”

Diane Fraser

Nel mio ideale vorrei che i miei laboratori fossero sia un’esperienza formativa che socializzante dove liberare immaginazione e fantasia grazie all’ascolto di sé. Vorrei regalare uno spazio inusuale ai bambini dove poter conoscere e conoscersi anche grazie alla collaborazione che, con un colpo di bacchetta magica, diverrà collante nel gruppo. E si.. perché in questo tempo-spazio davvero tutto è possibile!

 

Con affetto

Giorgia